Avevo preso questo libro in biblioteca per il mio compagno, anche se mi ha detto che si è stufato di questo genere (in effetti gli propino sempre Lucarelli, Picozzi o quelli dei RIS...e questa estate si è buttato sui romanzi). Quindi alla fine lui non l'ha letto e l'ho fatto io.
Dopo la scorsa infelice esperienza con Cairo Editore, e soprattutto tenendo conto della poca simpatia che nutro per Brachino, uno dei coautori, le premesse non erano delle miglioriE sono state rispettate a pieno!
Il libro, come si capisce facilmente dal titolo, tratta di delitti avvenuti in ambito condominiale...ovviamente si parla di Erba, di Meredith, del delitto di Via Poma, ma anche di altri casi di cronaca degli ultimi anni che son finiti nel dimenticatoio.
E fin qui, tutto come previsto.
Forse mi sono abituata troppo bene, ma Lucarelli, quando descrive un delitto, non è morboso, non indugia sui particolari scabrosi, non sguazza nel sangue. Cerca di essere asciutto, espone i fatti, elabora tesi, ma in modo professionale.
Qui no.
C'è la ricerca del torbido (un esempio lampante è come sono state affrontate le storie di Meredith e di Via Poma), c'è una ricerca del movente sessuale, del particolare piccante che francamente non serve, è un di più.
Oppure il descrivere la foto che Brachino ha ricevuto, che ritrae il bambino di Erba con la gola tagliata ("un occhio è semiaperto...la bocca è semiaperta...sul collo una macchia scura, la ferita mortale" e via di seguito). Ma aggiungono qualcosa? aiutano a comprendere la storia? oppure è solo un voler stupire?
Brachino è irritante, continua ad incensarsi come se fosse Enzo Biagi e non uno che ha diretto Studio Aperto e condotto trasmissioni su Rete 4 (ed è tutto dire) (per dare l'idea "...testata che dirigo, Videonews...essendo giornalista nella trincea dei tg da quasi venti anni" et similia).
Inoltre pubblicano pure, integralmente, le e-mail con le quali si sono messe in contatto con i familiari delle vittime per convincerli a parlare della loro storia. Apparentemente per "far sì che la gente non dimentichi le vittime" (testuali parole), in concreto perché loro, i giornalisti soprattutto di certe testate, ci marciano su queste cose. Cosa sarebbe Studio Aperto senza gialli dell'estate, maniaci, tette e culi (scusate il linguaggio, ma quando ci vuole, ci vuole...)?!
Sarebbe come andare a chiedere all'uomo della strada chi è stato ad uccidere a Garlasco e sentire come giunge a queste motivazioni. Un pour parler che risulta fastidioso proprio perché questo è un'opera di giornalisti, si presume, seri.
Diciamo sullo stile di "Cronaca Vera", per intenderci. In fondo Cairo Editore non è che si distingua poi, a livello di periodici, per la qualità delle proposte...
Il tutto in uno stile sciatto, con brevi frasi, ripetizioni su ripetizioni, pagine e pagine di stralci di verbali (un mero copia e incolla, di fatto).Euro 12,00
Da leggere solo se volete avere conferma o smentire la mia opinione a riguardo.L'unica parte che si salva? La prefazione di Picozzi...peccato siano solo due pagine...
